29 marzo 2010

Devozione...? No, grazie

Caro lettore,

ieri pomeriggio, facendo zapping in tv per avere qualche informazione sulle elezioni regionali in corso, mi sono incautamente imbattuto in un programma di RaiUno (credo, non mi sono soffermato...) condotto da Massimo Giletti (una garanzia del ... basso livello della trasmissione) sulle apparizioni della Madonna di Medjugorje... un incubo!

Non so se era peggio la conduzione, con Giletti che ormai imita Vespa anche nelle pose e nei movimenti, gli interventi degli ospiti (anche se qualcuno si salvava, ma sempre molto sull'approccio emotivo, spiritualistico, devozionale) o il tema stesso, scelto chissà perché per accompagnare il pomeriggio della Domenica di Passione, in cui la Chiesa è chiamata a fare memoria dell'evento salvifico della Passione di Cristo. Magari sarà sembrato un accostamento spirituale adeguato, ma a me faceva ancora più senso, dopo aver meditato con attenzione i testi dei Vangeli, che ci si accapigliasse (perché ovviamente questo accadeva) su un aspetto così marginale, nonché tuttora velleitario e non accertato, della devozione. Il clou, almeno dei pochi minuti che sono riuscito a resistere prima di spegnere la tv, è stato quando uno spettatore (giovane) ha lanciato in difesa della verità delle apparizioni la frase che "non si può razionalmente provare le apparizioni perché, come dice la Messa, sono Mistero della Fede!"

Magari se qualcuno fosse stato competente in faccende di fede (e non ce n'era nemmeno uno lì) gli avrebbe potuto far notare che il Mistero della Fede è la "Passione, Morte e Resurrezione di Cristo" e non le apparizioni di chicchessia (Madonna inclusa) e che l'espressione "Mistero" in teologia non vuol dire "cosa inspiegabile e segreta" ma traduce il concetto di "memoriale della salvezza" (anche se magari se si fosse scelta una traduzione meno sibillina non sarebbe stato male).

Allora sono andato a cercarmi una lettura fatta di recente, che invece aveva spinto da tutt'altra parte la mia riflessione spirituale, per snebbiare la mente da tanta pochezza e ritemprarmi in quella che sembra una direzione nuova presa dalla riflessione teologica in ambito non solo cattolico o cristiano ma inter-religioso.

Si tratta di questo articolo di Adista, di cui ti fornisco il link, qualora volessi leggerlo anche tu...

Una teologia post-religioni

A presto!

26 marzo 2010

Raiperunanotte

Caro lettore,

non so se ieri notte eri uno dei tanti che, tramite satellite, tv locali, internet, in piazza o in altro modo ha potuto godere della trasmissione di Michele Santoro Raiperunanotte, sul tema della libertà di informazione in Italia. Se per caso avessi perso quest'occasione vai su YouTube e digita "raiperunanotte" e troverai già tutti i filmati che ti permetteranno di apprezzare questo segno che ancora in Italia c'è la voglia di pensare, sapere, ascoltare...

Personalmente ho apprezzato quasi tutto della trasmissione, in particolare gli interventi di Travaglio e del (mitico) Luttazzi! Il mio animo etnico-musicale si è sciolto per il ritorno di Teresa De Sio (cantautrice che ha pagato cara la sua scelta di rimanere legata ai centri sociali e alla musica non allineata, emarginata dalla stessa sinistra, ma sempre creativa...) e mi è piaciuto tanto anche Morgan (che solo ultimamente sto imparando ad apprezzare, per colpa di chi meglio non dirlo...) nonostante sia stato criticato da chi forse non sentiva bene o non voleva sentir bene quello che diceva...

Commovente l'intervento di Monicelli e divertente Benigni (che raramente trova la mia approvazione). Grande misura e serietà nell'intervento registrato della Gabanelli, troppa misura (rasente la codardia) in Giovanni Floris (nota stonata della trasmissione secondo me).

MA... c'è un grande ma... come mai nessuno ha avuto il coraggio di andare fino in fondo e di evidenziare uno dei perché fondamentali dell'attuale, nonché storica, situazione dell'Italia nei confronti del potere politico? Solo una vignetta di Vauro ha toccato di sfuggita l'argomento: la responsabilità della gerarchia cattolica! La grave, terribile responsabilità, sottolineo!

Perchè se il popolo italiano non prende coscienza di questo, si potrà anche, prima o poi, liberare del despota di turno, come in passato, ma ne costruirà subito un altro. Perché la responsabilità della gerarchia cattolica (non della Chiesa, MAI della Chiesa, ma solo di chi si arroga il diritto di parlare a nome di essa) non è tanto, o soltanto, di appoggiare scelleratamente un "pataccaro" (espressione romanesca che significa "venditore di patacche", cioè "truffe") immorale, pluri-inquisito e affetto da delirio di onnipotenza, ma soprattutto di perpetuare un difetto psicologico che affligge la maggior parte della popolazione, cioè la tendenza alla sottomissione al "principio di autorità", specie se ammantato di "sacralità divina".

L'italiano medio, credente e non, di qualunque estrazione e censo, è afflitto da questo problema, che in passato asserviva anche spagnoli, irlandesi e altri... ma queste altre popolazioni sono riuscite ad emanciparsi, ad elaborare questa dipendenza psicologica, mentre in Italia si fa ancora fatica a farlo. Anche in ambiente dichiaratamente laico, di sinistra, progressista, non confessionale... Ieri sera se ne è avuta la prova. Nessuno ha collegato il "fenomeno" politico del momento con questa questione... si è scomodato Mussolini (a ragione secondo me) ma senza capire che dietro entrambi c'è stata e c'è la dipendenza psicologica collettiva dal "principio di autorità divina" che annulla la dignità personale, la responsabilità, la ragionevolezza e la solidarietà.

E allora l'unica cosa che mi sentivo di aggiungere alle tante cose belle e importanti dette ieri sera, è proprio questa, perché siamo ancora in pochi a "mettere il dito nella piaga". Solo che, se non saremo sempre in più a farlo, la "piaga" sembrerà rimarginarsi per qualche tempo, per poi riaprirsi di nuovo... sempre dolorosa e umiliante. Finché l'Italia non si libererà di questo "carcinoma maligno" che è la "gerarchia cattolica" e la sua pretesa di "autorità" auto-referenziale, non sarà mai un paese "libero, laico e democratico", né sarà mai una nazione dove vivere seriamente e comunitariamente la fede in Cristo e il Mistero di Salvezza che è la Chiesa!

23 marzo 2010

Quanto tempo...

Caro lettore,

lo so che ormai quasi non ci contavi più, ma eccomi di nuovo qui... perché questo lungo silenzio? Tante ragioni, perlopiù pratiche, ma tutte riconducibili a due aspetti, non esaltanti, della mia personalità: la pigrizia e l'orgoglio. La pigrizia, perché nonostante chi mi conosce ritenga che io sia un uomo che si è sempre speso moltissimo nelle cose che fa, questo è raramente vero. Sono un uomo che ha la fortuna o il pregio di dare il meglio in rapide esplosioni di attività seguite e intervallate da lunghi periodi di stasi e ricarica. E quando non ho l'ispirazione creativa è inutile imporsi di scrivere perché tanto non se ne cava nulla di buono... o almeno nulla che io ritenga valido da comunicare... E qui entra in gioco l'altra caratteristica: l'orgoglio, la pretesa di fare o dire sempre cose "di valore", secondo i miei esigenti e caustici standard che raramente permettono flessioni in negativo. Per cui, se le riflessioni che ho iniziato e voglio comunicare non vengono fuori nel modo giusto tutto si ferma in attesa di poter stupire e "fare bella figura"...

... ma è ora di finirla con questi atteggiamenti! Questa è la vera riflessione che voglio comunicarti oggi, scrivendo di getto, senza riflettere e rileggere, così da impedire al mio superIo giudice implacabile di censurare la sincerità e l'onesta di questa autocritica, sempre un po' autocompiaciuta, ma almeno schietta e "senza veli"!

Perché se aspetto di avere cose eclatanti da dire, e di dirle col massimo dell'effetto, finisce che non scrivo più... perché la riflessione sulla "malattia del possesso" che avevo previsto due mesi fa come post successivo si vede che non posso ancora farla senza ipocrisie, perché di quella "malattia" sono affetto io per primo e non me la sento di "pontificare" su cose che ancora devo elaborare seriamente dentro di me, o forse mi piacerebbe "pontificare" (come piace a tanti, specie se pontefici di professione) ma un certo senso della decenza (o come dice qualcuno, il mio innato spirito etico...) riesce ancora a frenare tanta arroganza e tanto orgoglio...

Detto questo, senza allungare ancora il brodo, tanto quello che andava detto c'è già, passiamo ad altro, a quello che spontaneamente avrei voluto comunicare a te, che (inopinatamente) "perdi tempo" a leggermi, nei due mesi trascorsi, e che è rimasto nel limbo dell'inespressione nell'attesa della "bella riflessione" che per ora non ci sarà...

Avrei voluto parlarti di due libri, uno letto e uno in corso di lettura, che consiglio vivamente, specialmente il primo. Si tratta di Giro di Vento di Andrea De Carlo, ferocissima satira sulla società moderna e sulle relazioni sociali borghesi e perbene che vanno in crisi se messe a confronto con la perdita delle sicurezze che le moderne tecnologie hanno reso per tanti di noi "necessità dipendenti". Libro molto bello, di un autore che apprezzo sempre, e che ho divorato tutto in una notte per quanto mi ha coinvolto, vale davvero la pena...

Il secondo libro, che si sta rivelando invece una lettura difficile e frastagliata, addirittura svogliata a tratti, è Caos Calmo di Sandro Veronesi da cui è stato tratto il film con Nanni Moretti che ha fatto tanto parlare di sé solo per la scena di sesso anale tra lui e Isabella Ferrari, il che la dice lunga sulla permanenza della "fase anale" nella maturazione (o immaturità) affettiva e sessuale di tanti italiani. Il libro è scritto in modo che a me piace molto, ma i sentimenti, i pensieri, le emozioni che suscita mi stanno disturbando parecchio (il che penso sia un pregio) e rendono faticoso leggerlo, perché mi obbligano a riflettere di continuo (cosa che, come tutti, non sono sempre disposto a fare...). Ma sento che anche in questo caso ne vale la pena...

Libri a parte, ho anche due film da consigliare, anzi tre... Ho visto con grande commozione Lo spazio bianco di Francesca Comencini (in dvd, ormai non è più nei cinema) con una sempre più superlativa Margherita Buy. Storia intensa e delicata, coinvolgente, commovente, femminile, fragile e vera... non dico altro, va cercato e visto...

Poi con calma ho gustato, in lingua originale, Milk di Gus Van Sant con Sean Penn (Oscar per miglior attore lo scorso anno, il suo secondo riconoscimento finora) sulla vita (e la morte per omicidio) del primo consigliere apertamente gay eletto per una carica pubblica negli USA. A parte l'intensità del film e dell'interpretazione, va ricordato oggi che in Italia la Corte Costituzionale si pronuncia sull'incostituzionalità delle norme contro il riconoscimento delle coppie di fatto (tra cui, e non solo, le coppie omosessuali), sebbene, anzi proprio perché, questo pronunciamento corra il rischio di essere glissato da molti organi di "disinformazione" (perché tali sono il 95% dei tg e dei giornali in Italia...)

Terzo film, appena uscito nelle sale, il nuovo lavoro di Ferzan Ozpetek, Mine Vaganti, visto al cinema... carino, non oserei dire bello, specie se paragonato a opere precedenti come Le Fate Ignoranti, Cuore Sacro e Saturno Contro. Ozpetek cerca sempre di più di imitare Almodovar ma secondo me con sempre meno scarso successo. Dimostra però la capacità innegabile di prendere attori da fiction televisiva e renderli capaci e credibili sul grande schermo. Dopo aver nobilitato in film precedenti Gabriel Garko, Ambra Angiolini, Luca Argentero, stavolta ci riesce benissimo con Alessandro Preziosi e Daniele Pecci, ma anche con Lunetta Savino (che però aveva già pescato in Saturno Contro). Un po' meno con Riccardo Scamarcio (che a me non dispiace come attore ma qui è un po' pesce lesso, tipo Raoul Bova ne La finestra di fronte...)... Aiutato a completare la sua commedia frizzante da tre professionisti come Ennio Fantastichini, Elena Sofia Ricci (gustosissima zia alcolizzata e ninfomane) e una strabiliante Ilaria Occhini nel ruolo della nonna. Menzione d'onore per la freschezza, la bellezza e la misura di Nicole Grimaudo, per le musiche molto anni 70 tra cui la meravigliosa "Pensiero stupendo" di Patty Pravo (ma il testo è di Ivano Fossati, ricordiamolo). Un film da vedere, non vorrei che alcune critiche precedenti siano sembrate troppo dure, ma non il migliore di Ozpetek secondo i miei gusti... se la scelta della leggerezza è stata una sua decisione originale, ben venga il cambiamento di stile, se invece gli è stata richiesta dalla produzione e dal mercato, allora mi comincerei a preoccupare... In ogni caso una bella commedia che fa più ridere che riflettere, anche se qualche pensiero lo fa nascere...

A questo punto ti saluto, caro lettore, senza promettere niente sui prossimi interventi, ma sperando, che all'insegna della spontaneità meno ragionata, essi non siano lontani a venire...

12 gennaio 2010

LEGGERE E ASCOLTARE

Caro lettore,

nella Mansarda si ascolta musica, si riflette, ma si legge anche, letture "nuove" per giunta. Da un po' di tempo infatti mi sto aprendo ad autori mai affrontati, senza trascurare i vecchi che mi accompagnano da anni. Infatti, di recente mi sono lasciato coinvolgere da un autore italiano famoso, che sempre avevo evitato. Sto parlando di Andrea Camilleri e soprattutto del suo Commissario Montalbano. Non so perché finora avevo tralasciato i suoi libri, considerato che la fiction tv su Montalbano non è affatto male (nonostante io non bazzichi la tv da anni...) e che Luca Zingaretti è un ottimo attore. Ma pensavo che i "gialli" non sono il mio genere. Beh, di recente mi son dovuto ricredere, non tanto sui "gialli", ma su Camilleri di certo. I suoi libri, al di là dell'intreccio narrativo (prevedibile a volte) sono gustosi per la caratterizzazione dei personaggi, per il linguaggio, sicilianamente colorito, ma ancor di più per gli affondi di satira politica e sociale che Camilleri mette nel testo, spesso attraverso ragionamenti e riflessioni di Montalbano. Non c'è libro dei suoi (e ne ho letti tre in rapida successione, uno al giorno: La luna di carta, La pazienza del ragno, La vampa d'agosto) in cui non ci siano sacrosante riflessioni sulla situazione sociale della Sicilia in particolare e sull'Italia in generale, con riferimenti nemmeno troppo velati al "palazzinaro sceso in politica" (così lo definisce varie volte Montalbano) che sono sempre gustosissimi. Insomma una lettura frizzante, gradevole e letterariamente stimolante per i pensieri e i risvolti reali. Se, come me, lo avete snobbato, buttatevi su Camilleri e godetevi i suoi libri.

Una seconda "nuova" lettura la devo, come altre volte in passato, al regalo di una C(hi)ara amica (tu sai chi sei!) che mi ha donato un divertentissimo romanzo di Nick Hornby, autore anch'esso fuori dalle mie frequentazioni passate, "High Fidelity" (Alta fedeltà) da cui quel raffinato regista inglese che è Stephen Frears (Le relazioni pericolose, The Queen, Piccoli affari sporchi, ...) ha tratto nel 2000 uno strepitoso film (che invece avevo visto) con uno spumeggiante John Cusack (candidato al Golden Globe per questo ruolo), attore che si vede anche troppo poco al cinema di recente, accompagnato dalla simpaticissima sorella Joan Cusack (esperta in ruoli secondari ma sempre memorabili, pensate alla fidanzata di Kevin Kline in In and Out mollata sull'altare), dall'istrionico Jack Black, dalla bella Catherine Zeta-Jones e da una guest star come Tim Robbins. Insomma, se il libro, come spesso capita, è meglio del film, potete immaginare le risate...

Ma il titolo di oggi dice Leggere E Ascoltare, quindi cosa si ascolta nella Mansarda in questi giorni, mentre libri e film escono dagli scatoloni e migrano verso gli scaffali? Beh, un po' di tutto, la rilassante e originale musica dei Clannad, gruppo irlandese rock-celtico con la voce stupenda di Maire Brennan (la sorella maggiore, per età e bravura, di Enya) nei loro "Cran Ull" (1980) e "Magical Ring" (1983). Poi la soffice e calda voce di Sade in "Stronger than Pride" (1988) e la classe senza età di Annie Lennox in "Medusa" (1995). Senza trascurare gli italiani che mi restano nel cuore sempre: Claudio Baglioni con "Strada facendo" (1980, particolarmente adatto alla mia fase attuale... Voglio andar via...), Anna Oxa con "La mia corsa" (1984, Tornerai, dolce vento, celeste marea, spargeremo i colori dell'orchidea sopra le città...), i Matia Bazar di "Melanchòlia" (1985, Ti sento, la musica si muove appena...) e Alice col suo "Exit" (1998, con un'incursione imprevista di Morgan ne "L'immagine"). Magari non t'importa della musica che ascolto, ma così hai un'idea dell'atmosfera e puoi, se vuoi, provare a ricrearla...

In attesa di condividere nuove e più profonde riflessioni...

Un saluto da Robinton

6 gennaio 2010

La pace, la luce, la ragione, la violenza

Cosa hanno in comune queste quattro parole? Direi tanto, come mi sto accorgendo nelle riflessioni di questi giorni, aiutato dall’atmosfera della Mansarda, dal suo silenzio, imbiancato di fresco da chi ha pensato ad accogliermi. Perché abbiamo sentito parlare tanto di pace in questi giorni, e oggi il tema della luce riecheggiava, almeno nell’ambito della liturgia cristiana, e perciò mi sono cominciato a interrogare su cosa davvero rovina la pace tra gli uomini, cosa oscura la luce che è venuta a salvare ogni essere umano.
Ovviamente una delle risposte più facili da dare è che la violenza è il vero responsabile, ma violenza è una parola ambigua, che ha molti significati, alcuni sdoganati dall’uso, altri più reconditi. C’è la violenza fisica, verbale, psicologica, ideologica… qual è la violenza che genera il disastro? E da cosa nasce l’atteggiamento violento, o meglio cosa lo giustifica, lo razionalizza, lo rende accettabile e condivisibile, addirittura giusto agli occhi di chi lo attua?

Allora mi è venuta in soccorso la storia, proprio la storia che chi è credente in Cristo ricorda oggi… L’apertura dell’annuncio cristiano a tutte le genti non è avvenuta in modo indolore né a suo tempo, né oggi. Quando Pietro prima (timidamente) e Paolo poi (con la sua passione missionaria) hanno iniziato ad annunciare il Vangelo ai pagani (ai gentili come dice qualche traduzione italiana della Bibbia) sollevarono scandalo e trovarono l’opposizione della comunità di Gerusalemme (guidata da Giacomo, il “fratello del Signore”). Questo portò a un confronto nella Chiesa nascente, che ebbe una risoluzione ma anche degli strascichi successivi. Alla fine il Vangelo giunse ai pagani (a noi che non siamo discendenti di Abramo secondo la carne o secondo la Legge) ma non fu un percorso facile, come ci testimoniano i resoconti (un po’ addolciti) degli Atti degli Apostoli e le testimonianze (più agguerrite) di Paolo nelle sue Lettere (in particolare Galati, ma anche Romani). Oggi i credenti in Cristo celebrano questa gioia dell’apertura del Vangelo alle genti, rappresentata nella visita e nell’adorazione di Gesù da parte di questi sapienti (Magi) venuti dall’oriente, in cammino, in cerca di una verità, seguendo una luce, una stella. Sempre oggi vediamo però come sia difficile accettare che altre genti siano entrate nella comunione di fede cristiana e vi abbiano apportato le loro novità, o tentino di farlo, tra tanti impedimenti. Già, perché come nei primi tempi la componente giudaica del cristianesimo faceva difficoltà ad accettare l’ingresso dei pagani nella fede e voleva “normalizzarli” chiedendo loro di aderire alla Legge di Mosè, non gradendo le modifiche, gli sviluppi, le evoluzioni che la prassi di vita cristiana stava subendo a causa della loro inclusione, così oggi si manifestano difficoltà da parte dei “pagani di un tempo”, la cultura occidentale, ad accettare le novità che la fede cristiana dei popoli dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina producono e inducono alla prassi di vita cristiana, o anche ad accettare la novità che nuovi approcci vitali e teologici fanno sorgere nelle comunità ecclesiali, nel “popolo di Dio”, più sensibile, finalmente, alla voce delle donne, dei poveri, degli esclusi. L’errore si sta ripetendo, con gli “occidentali” al posto dei “giudaizzanti” e con tutti gli altri al posto dei “pagani”. Un errore destinato a essere superato dalla storia e dalla forza dello Spirito, come lo fu a suo tempo, alle origini della Chiesa.

E l’errore, che genera l’esclusione, che è violenza, è quello di pensare di “possedere” la salvezza, di “possedere” Dio o Cristo, che esso sia “nostro”, cioè di noi “occidentali” o “europei”. L’errore è quello di presumere di possedere la Verità, di “aver ragione”. Ecco la radice della violenza: aver ragione! O pensare, presumere, convincersi di averla… Lasciando ora in pace le comunità delle origini e i conflitti tra componenti giudaizzanti e pagane (non sia mai che questo venga letto come anti-semitismo) guardiamo a noi oggi. Si vede un’Europa che si sente “proprietaria” del cristianesimo, anche in Italia, specialmente di recente. Che lo considera un identificativo culturale irrinunciabile da “difendere” (l’eterna scusa della guerra, della violenza, è “difendere” qualcosa) contro l’invasione di altre popolazioni, religioni, sistemi di vita. Questo a livello politico… Ma a livello ecclesiale non va meglio, perché mentre si leva (qualche) voce in difesa degli immigrati e del rispetto della loro cultura e religione (nemmeno da tutto l’ambito ecclesiale, peraltro) si è poi sordi e ciechi di fronte alle diversità di altro tipo che bussano alla porta della fede. Vedi la Teologia della Liberazione e la Teologia India, frutti dell’America Latina e non solo. Vedi la Teologia Femminile (detta Femminista già per squalificarla) ma anche tutte le istanze ecumeniche e il dialogo interreligioso e con la cultura laica. E tutto a causa della presunzione (abbastanza infantile) di possedere la Verità, che per il credente è Cristo, ma che non può proprio per questo essere “posseduta”, bensì “cercata” (come fanno i Magi), amata e servita (come fa Paolo).

Così la ragione, l’aver ragione, diventa davvero focolaio di violenza, di guerra, distrugge la pace, oscura la luce. Si usa dire che “la ragione è dei fessi”, mentre invece “la ragione è dei violenti”. E io? Quante volte ho pensato, ho voluto “aver ragione”! Quante volte avrei voluto che gli altri approvassero, capissero, appoggiassero le mie scelte perché erano giuste, perché “avevo ragione”. E in questi giorni il problema si ripropone, perché in ogni rinascita, in ogni cambiamento c’è chi ha da dire la sua, chi capisce e chi approva, ma anche chi è perplesso e disapprova, come anche chi giudica e condanna. Beh, io stavolta “non voglio aver ragione”, voglio “fare la mia scelta”, che è quella della rinascita, della ridefinizione del ruolo e della vita. Che sia giusta o sbagliata, approvata o disapprovata, ma è la mia! Non è assoluta, non vale per tutti e non deve metter tutti d’accordo. Potrebbe anche essere sbagliata ma servirà comunque a crescere, a vivere e non sopravvivere. E credo, spero, voglio che questa scelta mi educhi a saper accettare “le scelte” degli altri, senza pretendere che “abbiano ragione” o presumere che “abbiano torto”. Perché come i Magi (che bel nome per un amante del fantasy come me, che nome “familiare”) voglio stare in cammino, in ricerca, voglio seguire le stelle, fare scoperte, provare meraviglia, stupore, emozione e non accontentarmi mai… Così forse costruirò un pezzetto di pace, di non violenza, perché stando in cammino, cercando la Verità senza poterla possedere, non potrò “aver ragione” ma solo fare “scelte” proprio per questo libere, anche sbagliate, e quindi davvero umane.

Un saluto da Robinton

3 gennaio 2010

OGNUNO

Caro lettore,

le parole che seguono sono il testo di una canzone che mi piace ascoltare spesso ma che da un po' di tempo era assente nella mia vita. Una canzone che nel 1992 mi ha emozionato tantissimo e nel 2000 ha accompagnato un momento di grande cambiamento. Ora nel 2010, nella Mansarda è ritornata a farsi sentire e a volersi far comunicare, almeno nelle parole se non nella melodia, per essermi accanto ancora una volta nella mia rinascita. Leggi, ascolta, immagina la melodia che tu vuoi, per essere io e te vicini...

OGNUNO

Ognuno ha un tavolo di situazioni
apparecchiate dalla vita
ognuno mangia i suoi momenti buoni
ogni speranza grande e ripulita
e beve sempre dalle sue emozioni
ognuno vede quello che ha davanti
la pioggia fitta e le schiarite
ognuno cresce in mezzo a tutti quanti
a volte è causa delle sue ferite
ognuno dice cose inutili e importanti

Ognuno è figlio di se stesso
ma non dimentica che è padre
dei giorni duri come un osso
di quella cesta di scemate
ognuno disfa e poi ricuce
ognuno parla e si traduce
ognuno spende più di tanto
ed è padrone poi di niente
ognuno quando è troppo solo
si mischia al cuore della gente

Ognuno ha un numero di confessioni
fantasmi stesi sotto il letto
le scottature delle delusioni
una certezza chiusa dentro il petto
ognuno ha un tempio di momenti vuoti
ognuno sbriciola le sue risate
come pannocchie di frumento
ognuno vive notti più agitate
notti di luna diventate argento
ognuno aspetta quando arriva la sua estate

Ognuno scivola sul tempo
anche se mette le radici
la vita soffia troppo vento
tra i boschi delle sue pendici
ognuno semina promesse
che son promesse di una guerra
ognuno cambia il suo destino
perché si illude di cambiarlo
io, come ognuno, stamattina
ho aperto gli occhi e comincia il ballo

(Testo di Fabrizio Berlincioni)

Un saluto da Robinton

2 gennaio 2010

Perché questo nome

Caro lettore,

forse sei un amico che viene a trovarmi o forse sei di passaggio e sei capitato qui per caso e magari ti stai chiedendo che senso ha questo titolo...

La Mansarda è il luogo dove mi son ritirato a rigenerarmi, a realizzare una rinascita spirituale, intellettuale, vitale. Il luogo in alto, come accenno nell'intestazione, da cui cambiare prospettiva e ripensare la vita. Un luogo di silenzio, di studio, di scrittura (spero), di meditazione.

Robinton invece è un personaggio di una saga fantasy che amo e che leggo. Un Maestro Arpista, che ricorda e trasmette la conoscenza tramite ballate e melodie, e mi piace pensare che sia proprio questo lo stile con cui animerò questo blog, come un arpista, un menestrello girovago, che attraverso le sue ballate conserva la conoscenza e non lascia che la memoria si perda, bensì rimanga e si moltiplichi e generi futuro.

Avrai notato, forse, che non c'è spazio per i commenti. Come ho detto La Mansarda è luogo di ritiro, non di discussione, scontro, polemica. Puoi leggere o puoi ignorarla, non è per ora aperta a tutte le voci, ma se mi conosci sai probabilmente già come contattarmi in privato e imbastire il dialogo con me e se vorrai farlo te ne sarò grato. Ma teniamoci ancora per un po' in disparte dal rumore a volte irritante del web e delle sue molteplici e anonime voci.

Un saluto da Robinton